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21 Set 2022

Cartoline e annullo del 150° in distribuzione a Napoli

 

Il 14 ottobre a Napoli si apriranno le celebrazioni solenni per il 150° anniversario del Corpo degli alpini che venne creato con il Regio Decreto del 15 ottobre 1872 da Vittorio Emanuele II, proprio nel capoluogo campano.

Per celebrare il 150° del Corpo degli Alpini Posta Italiane ha emesso uno speciale annullo postale da apporre su 10 diverse cartoline del 150° che raffigurano ognuna un alpino in divisa nelle varie epoche storiche, dal 1883 ai giorni nostri, e un’undicesima con l’immagine del manifesto ufficiale del 150°. Le cartoline sono distribuite gratuitamente, mentre il francobollo è a pagamento e raffigura Piazza del Plebiscito a Napoli.

Il punto di annullo di Poste Italiane è aperto sabato 15 ottobre, ore 9-17, in Piazza Plebiscito e alla Cittadella degli Alpini (Lungomare Caracciolo).

L’annullo postale e alcune delle cartoline in distribuzione a Napoli. 

12 Set 2022

La macchina del volontariato

Gli alpini in soccorso alla popolazione civile, modalità operativa che oltre alle Truppe Alpine, specie negli ultimi 50 anni, ha coinvolto l’Ana in maniera importante, contribuendo a consolidarne prestigio e considerazione tra la popolazione. È stato questo il tema sviluppato a Udine, nell’auditorium del Palazzo della Regione, per la serie di conferenze “Alpini 1872- 2022, le Truppe da montagna custodi della memoria ed esempio di solidarietà” promosse da Ana e comando Truppe Alpine nell’anno del 150º di fondazione del Corpo degli Alpini. Sollecitati dalle domande di Mauro Azzi coordinatore della rassegna (che da poco ha assunto anche la carica di Segretario generale dell’Associazione), sono intervenuti il magg. gen. Sergio Santamaria, alpino, Ispettore Tramat (Trasporto materiali dell’Esercito), Filippo Masina ricercatore dell’Università di Siena e Sisto Russo, coordinatore delle associazioni di volontariato del Dipartimento nazionale della Protezione Civile.

L’introduzione è toccata, come sempre nella rassegna, al gen. C.A. Ignazio Gamba, comandante delle Truppe Alpine e al nostro Presidente nazionale Sebastiano Favero. «L’opera di protezione civile – ha sottolineato Gamba – ci consente di comprendere meglio il valore della sinergia tra alpini in armi ed in congedo, che in questa missione specifica possono far valere spirito di abnegazione, valori umani e preparazione tecnica: siamo i migliori perché abituati ad agire in ambiente ostile, facciamo di tutto perché gli altri tornino a baita e poi ci basta una pacca sulla spalla».

Gli ha fatto eco, rendendo omaggio a Paola Del Din, classe 1923, presente in sala, Medaglia d’Oro al V.M. per la Resistenza, il Presidente Favero, ricordando che «non dobbiamo avere paura di mantenere un’unione stretta tra alpini in armi e in congedo, fondata su valori e condivisione di ideali; siamo vicino alla gente e la gente ci vuole bene». Masina ha tracciato con efficace sintesi un excursus sulla protezione civile dell’Ana, ricordando che già tra il 1919 ed il 1928 l’Associazione si adoperava a sostegno delle famiglie dei commilitoni provate dalla guerra e che si era attivata anche per la tragedia in Val di Scalve nel 1923, per l’alluvione in Polesine del 1951 e per il disastro del Vajont del 1963. «Ma è col terremoto del Friuli nel 1976 – ha ricordato – che il salto di qualità avviene su larga scala e porta all’organicità di una specialità sino ad allora solo in embrione».

Dopo quel disastroso sisma l’Ana si mosse subito, con il suo Presidente Bertagnolli, comprendendo che serviva coordinamento: «Ben 11 i cantieri attivati; dagli Usa arriveranno ingenti contributi direttamente agli alpini e si lavorerà sino all’82, in base allo slogan com’era, dov’era per mantenere vivo il tessuto sociale, indice di lungimiranza valoriale». Centrale la figura di Giuseppe Zamberletti che dal Friuli trasse indicazioni preziose per creare la protezione civile, che ebbe la spinta decisiva dopo la tragedia di Vermicino, in cui morì il piccolo Alfredino Rampi.

Zamberletti capì anche – ha sottolineato Masina – che i primi ad agire dovevano essere sempre i sindaci, per la loro conoscenza di luoghi e persone; in questo ambito l’estesa ramificazione dei gruppi Ana era perfetta per questa esigenza». Una ramificazione che vide nascere i primi nuclei di Pc nel 1980 e a cui seguì il potenziamento delle strutture di intervento, compreso l’Ospedale da campo. La Pc alpina raggiunse così rapidamente un elevato grado di specializzazione e i numeri di volontari messi in campo furono rilevanti (15mila in Friuli nel ’76, 8.000 in Piemonte nel ’94, 6.300 in Emilia nel 2012, ecc.).

Il magg. gen. Santamaria ha invece evidenziato la rilevanza dell’intervento operativo dell’Esercito nelle operazioni di protezione civile: «Siamo un soggetto ideale – ha detto – perché concepiti per vivere e operare in un ambiente degradato come quello bellico. L’esigenza fondamentale è sempre operare in sicurezza e con professionalità: lo spontaneismo è lodevole, ma nelle grandi calamità crea solo problemi; dopo il sisma del Centro Italia abbiamo spesso dovuto aiutare i soccorritori volontari che giungevano sul posto senza organizzazione. Grazie alle nostre dotazioni e procedure, siamo intervenuti per sgomberare macerie, ripristinare strade, tutelare il patrimonio artistico, per l’emergenza neve, abbiamo portato foraggio per animali e persino le lenticchie per la semina a Castelluccio di Norcia».

Drammatici ma significativi gli interventi degli alpini in armi nei racconti dell’alto ufficiale: dal terremoto nel Lazio del 2016, contraddistinto da scosse ripetute e distanziate anche di mesi, col crollo che tutti ricordiamo del campanile di Amatrice all’intervento tra montagne di neve in soccorso all’hotel di Rigopiano travolto dalla valanga. A Sisto Russo è toccato invece inquadrare la complessa gestione delle attività di volontariato in ambito protezione civile: «Queste realtà – ha ricordato – sono sessanta e l’Ana può esserne considerata la capofila. Le realtà regionali sono ventuno, tutte differenziate ed è importante crescere come struttura operativa: per questo in giugno a Roma si sono tenuti gli stati generali del volontariato, nei quali ogni tavolo ha portato un arricchimento nell’ottica di un partenariato con gli enti pubblici sempre più stretto, ma comunque sempre complesso, per il quale servono punti di equilibrio». Anche Russo ha sottolineato la necessità di coinvolgere sempre di più i giovani (con un riferimento neppure troppo velato all’importanza che per questi avrebbe una forma di servizio al Paese), anche attraverso nuove strategie di comunicazione: specie adesso che stiamo scontando un “vuoto” lasciato da due anni di pandemia. «Comunque – ha concluso – è bello sapere che adesso possiamo contare su un volontariato che è anche propositivo».

ma.cor.

12 Set 2022

Presenti ovunque

Corre la memoria. Corre a 43 anni fa. La vettura con cui il col. Alberto Baessato ci accompagna nella visita allo smisurato sedime, attraversa vialetti ormai aggrediti dalla vegetazione, scorre lungo tettoie malmesse e grandi palazzine novecentesche i cui muri reggono bene, ma i cui infissi denotano un abbandono irreversibile. Me la ricordo bene quella finestra, che adesso è rotta, sopra la porta della 52ª compagnia, nel 1979: era quella del mio ufficio di comandante del plotone comando del battaglione Edolo. Decine di migliaia di noi sono passati di qui, nei ranghi della brigata Orobica e della Tridentina (e prima ancora chi si ricorda). Adesso il complesso delle caserme Rossi, Battisti e Polonio, che occupa un’area di ben 37 ettari di fronte all’ippodromo di Merano e che era giunto ad ospitare anche quattromila soldati, è in parte dismesso (la Rossi) e in parte in trasformazione: la Battisti e la Polonio ospitano il reggimento logistico Julia, ma, in base ad un recente accordo, la Battisti (con la Rossi) verrà ceduta alla Provincia di Bolzano, che in cambio sta rimodernando la Polonio (dove c’era Savoia Cavalleria, coi suoi cavalleggeri, da noi scherzosamente chiamati “topi” perché stavano rintanati nei carri armati) ove il reparto, tra pochi anni, troverà collocazione definitiva.

Questa breve digressione storico-sentimentale- personale aiuta ad introdurre all’oggetto della nostra giornata a Merano, ovvero il reggimento logistico Julia, di cui Baessato è comandante da poco più di nove mesi (dopo esserci già stato altre due volte, come comandante di compagnia e di battaglione). Nonostante l’omonimia non ha legami col disciolto battaglione logistico Julia di Vacile (Pordenone) sciolto nel 2002, ma, in sintesi, trae di fatto origine dal 4º battaglione logistico di manovra Dolomiti, che nel 1981 era di stanza nelle caserme Huber di Bolzano e Mercanti di Appiano (Bolzano). La Bandiera di guerra arriva nel 1988, quando il battaglione in questione diventa, con la stessa denominazione, 24º.

Nel 2001 passa alla brigata logistica di proiezione di Treviso come 24º reggimento di manovra alpino, per diventare, nel 2015, reggimento logistico Julia, costituito da una compagnia comando e supporto Logistico e da un battaglione logistico a sua volta composto da tre compagnie (Mantenimento, Trasporti e Rifornimento). Meno appariscente di quello dei reparti combattenti, il ruolo di un reparto logistico è in realtà fondamentale, in ogni situazione operativa: il mantenimento dell’efficienza dei mezzi, il trasporto dei materiali, anche in zone lontane, compresi teatri esteri e dei rifornimenti sono essenziali per l’operatività di qualunque unità in azione (chi ha seguito il conflitto in Ucraina ha visto quanto è costato ai russi essere lontani da linee e rifornimenti nella prima fase).

«Garantiamo supporto di seconda linea alla Brigata – sottolinea il col. Baessato – e, quando necessario, anche supporto areale ad enti territoriali. Ma oltre a fornire automezzi per i trasporti ed interventi di officina, partecipiamo anche ad impegni operativi leggeri in operazioni come “Strade sicure”, che in questi giorni vede nostro personale impegnato a Roma». Anche l’impiego in montagna non viene trascurato, ma visti i numeri su cui può contare il logistico (i militari in servizio sono poco meno di 400), ovviamente questo riguarda poche unità, ma, ricorda il comandante “tutte molto qualificate”, che svolgono ruoli corollari alle attività di Brigata e del servizio Meteomont.

Frequenti anche gli impegni all’estero (a fine luglio, ad esempio, un gruppo di supporto è partito per il Kosovo e un piccolo contingente è anche in Libia, a supporto del 5º): «Dal ’99 ad oggi – evidenzia Baessato – siamo stati presenti praticamente in ogni missione, tanto che alcuni di noi sono già stati undici volte in missione e io stesso sei volte». All’estero il reggimento fornisce quelli che vengono definiti “pacchetti di capacità” che sono un po’ la ragione d’essere dei reparti conosciuti come Tramat (Trasporto materiali).

Il prezioso ruolo logistico si esplica ovviamente in occasione anche di ogni grande esercitazione delle Truppe alpine, come ad esempio la “Volpe Bianca” in ambito CaSTA e anche in occasione dell’Adunata nazionale degli alpini. Fedele al suo motto (“Con tecnica e tenacia ovunque”), riportato nello stemma araldico che sta per compiere trent’anni, il Logistico Julia è dunque “discretamente” presente ovunque. Il cappello alpino, che venne concesso al reparto nel 1976, porta la nappina viola, tipica dei logisti, mentre il fregio è quello con ingranaggio alato sormontato dall’aquila delle unità alpine; sulle mostrine la fiamma nera a due punte poggia su un rettangolo azzurro e verde.

Ottimo il rapporto anche col territorio: in caserma infatti è tuttora attivo il Centro vaccinale Julia, mentre a Rovereto (Trento) il personale sanitario è di supporto al Drive Through Difesa. Nel 2020 si è registrata l’opera di disinfettori tra scuole, edifici pubblici e Rsa anche in Valtellina. «Il lavoro non manca – conclude il col. Baessato – e le motivazioni per il personale di conseguenza non calano. Di sicuro il tempo per annoiarsi non c’è: ogni giorno ci porta una nuova esigenza, che affrontiamo da buoni logisti, con in più il ‘quid’ alpino».

ma.cor.

12 Set 2022

Tricolori su 150 cime

Non era l’ascensione più difficile, ma quella sulla vetta del Lagazuoi può essere considerata simbolicamente rappresentativa della scelta del Comando Truppe Alpine dell’Esercito di salire su 150 cime dell’arco alpino ed appenninico, per celebrare nel modo che più caratterizza la nostra specialità militare il 150° anniversario di costituzione del Corpo degli alpini. Attorno al croce ferrea, a 2.835 metri, si sono riuniti alpini in armi, guidati dal comandante delle Truppe Alpine, gen. C.A. Ignazio Gamba, accompagnato dal comandante del Comando operativo di vertice interforze, gen. C.A. Francesco Paolo Figliuolo e alpini dell’Ana, con il Labaro dell’Associazione e il Presidente nazionale Sebastiano Favero. Ospiti d’onore, anche loro saliti a piedi, i componenti della Commissione Difesa della Camera, onorevoli Aresta, Deidda, Ferrari, Frusone e Rizzo, che hanno trascorso due giorni con le penne nere, toccando con mano spirito di Corpo e tradizioni che le contraddistinguono.

Sotto lo sguardo di numerosi escursionisti, coinvolti con grande partecipazione, la cerimonia ha ripetuto lo schema pensato per le ascensioni (compatibilmente con le caratteristiche della cima). Ovvero alzabandiera, accensione di fumogeni tricolori e lettura della Preghiera dell’Alpino. In questo caso lo spazio ha consentito anche un interessante inquadramento topografico e storico e brevi discorsi delle autorità, che hanno sottolineato il significato dell’iniziativa e rimarcato l’inscindibile legame tra alpini in armi e alpini in congedo, “due facce della stessa medaglia”.

È stato un momento molto coinvolgente, con la corona incomparabile di Tofane, Conturines, Antelao, Civetta, Marmolada, Sorapis e Pelmo. Uno scenario, che con l’inquadramento storico, ha creato grande suggestione, in memoria di quanti qui hanno combattuto nel ’15-’18. Ma luglio è stato costellato da una vera raffica di ascensioni (l’elenco completo lo trovate sul nostro sito www.alpini150.it), affidate alla gestione delle brigate, Taurinense e Julia e al Centro Addestramento Alpino di Aosta (che ha portato la Bandiera sul Monte Bianco). In Piemonte i reggimenti della Taurinense sono stati protagonisti di circa metà delle ascensioni, affrontando con 1.200 uomini e donne 90mila metri di dislivello. Nei magnifici scenari delle Alpi friulane e sulle Dolomiti impegnati nell’attività sono stati invece i reggimenti della Julia. Notevole lo sforzo logistico, con circa 500 alpini che han realizzato decine di campi, per assicurare i pasti e la sistemazione in tenda per i marcianti, oltre a garantire i collegamenti radio.

Tra le cime piemontesi raggiunte dagli alpini della Taurinense, il Monte Rosa, il Viso Mozzo, l’Argentera, il Monte Granero, il Monte Albergian, la Cima Corborant, la Punta Rocchetta. In Abruzzo gli alpini si sono misurati con le vette più elevate su Gran Sasso d’Italia e sulla Majella. Raggiunte anche vette di valenza storica come lo Chaberton (con un drappello di Chasseurs Alpins francesi) e il Colle del Turlo (sulla strada costruita dagli alpini), più altre in territori di tradizione alpina o teatro di eventi bellici. Per la Julia i reggimenti hanno asceso le cime più importanti di Friuli, Veneto ed Alto Adige: sulla vetta del Monte Canin, ad esempio, è salita la Bandiera dell’8° reggimento. Altre cime raggiunte sono Ortles, Gran Zebrù, Sass Pordoi, Prima Torre del Sella, Monte Creta Forata, Col di Lana, Monte Sief, Monte Luco e Picco Ivigna.

Ad alcune ascensioni hanno preso parte i soci Ana e molte Sezioni e Gruppi hanno organizzato diverse cerimonie commemorative e facilitato la logistica degli alpini in armi. Inoltre, numerose Sezioni hanno voluto aggiungere ascensioni su monti non nell’elenco ufficiale delle “150” ma egualmente significativi per i loro territori. Fumogeni tricolori, quindi, si sono levati su quasi duecento cime delle nostre bellissime montagne.

Massimo Cortesi

12 Set 2022

Un Alpino con l’ancora

Snella ed elegante, ma imponente al tempo stesso, forte delle sue 6.700 tonnellate di dislocamento e dei suoi 144 metri di lunghezza, nave Alpino ha attraccato al molo dei Bersaglieri di Trieste per partecipare alla grande festa in occasione della conclusione della Staffetta che partita da Ventimiglia ha toccato in una sorta di pellegrinaggio storico-geografico le località più significative della storia delle penne nere. La modernissima fregata della Marina Militare è, a partire dal 1909, la quarta unità nella storia dell’arma a portare il nome di Alpino e adotta il motto storico del Corpo “Di qui non si passa”, coniato nel 1888 dal generale Luigi Pelloux, primo ispettore degli alpini.

Il primo Alpino era un cacciatorpediniere, in servizio nella Regia Marina dal 1909 al 1928, il secondo fu un altro cacciatorpediniere in servizio dal 1938 al 1943, protagonista vittorioso di numerosi scontri navali, prima di essere affondato nel porto di La Spezia nel corso di un bombardamento inglese sulla città ligure. La terza Alpino è stata una fregata in servizio dal 1967 al 2006 (prima nave a stabilire un record di permanenza in mare nel 1973, raggiungendo il Labrador in 496 ore percorrendo 7315 miglia).

L’attuale nave Alpino è stata consegnata alla Marina a settembre del 2016 e appartiene alla classe Bergamini, realizzata nell’ambito del programma Fremm (Fregata europea multi missione) condiviso con la Francia, che per la nostra Marina prevede dieci unità, di cui otto già in servizio e due di prossima costruzione in sostituzione delle due, nuove di fabbrica, girate all’Egitto. Contrassegnata dal distintivo ottico F594, la nave è la quarta e ultima di quelle costruite avendo come vocazione primaria la lotta antisommergibile, per la quale può avvalersi di una dotazione di sistemi di scoperta molto sofisticata, oltre a disporre di due cannoni Oto Melara da 76 mm, dotati di munizionamento guidato, e di sedici pozzi verticali per il lancio di missili, soprattutto in funzione antiaerea.

Spinta da due turbine a gas, accoppiate a motori elettrici, la nave raggiunge i 27 nodi di velocità massima (50 km/h) e può navigare per 6mila miglia (11.100 km) a 15 nodi. A Trieste l’Alpino non solo ha onorato con la sua presenza l’appuntamento con la staffetta, ma ha anche aperto i suoi ponti al pubblico per una serie di visite che sono state molto apprezzate, sia per la bellezza anche tecnica del mezzo, sia per la gentilezza e la cordialità dell’equipaggio. A cominciare dal comandante, capitano di fregata Danilo Panti, che ha accompagnato personalmente in una dettagliata visita anche il nostro Presidente Sebastiano Favero e il comandante delle Truppe Alpine, gen. C.A. Ignazio Gamba. Alcuni membri dell’equipaggio hanno anche corso l’ultima parte della staffetta accanto agli alpini, sino a giungere nella grande piazza dell’Unità d’Italia, a suggello di un rapporto tra marinai e penne nere che dura ormai da ben oltre un secolo.

ma.cor.

12 Set 2022

Trieste, eccoci

Il 20 giugno a Morbegno (Sondrio), gli alpini in servizio si sono passati la Fiaccola della memoria e della tradizione alpina: dalle mani del comandante della Taurinense, gen. Nicola Piasente, a quelle del comandante della Julia, gen. Fabio Majoli, che l’ha subito ceduta ai tedofori del 5º Alpini, precisamente al comandante del battaglione Morbegno. Gli alpini in servizio, assieme alle penne nere dell’Ana, si sono così diretti alla volta di Trieste, dopo essere partiti da Ventimiglia, “la porta occidentale d’Italia”, passando da Sondrio, Brescia, Verona, Vicenza, Bassano del Grappa, Trento, Merano, Bolzano, San Candido, Cortina, Longarone, Vittorio Veneto, Conegliano, Pordenone, Tolmezzo, Gemona, Palmanova, Gorizia, Cividale del Friuli e Udine.

Le tappe dal 21 giugno al 2 luglio hanno visto crescere lentamente ma in maniera esponenziale il seguito e il calore che cittadini e alpini hanno riservato alla celebrazione del 150º del Corpo degli Alpini. Infatti, per chi come me ha avuto il piacere di gestire la parte stampa, gli articoli, le interviste, le foto e i video di queste dodici tappe, ha potuto constatare con emozione come da città in città l’attenzione aumentasse in direzione della nostra zona, il Friuli-Venezia Giulia. Devo ringraziare i collaboratori con i quali ho condiviso questa esperienza: il maresciallo capo Fabio Marchiori del 7º Alpini di Belluno, operatore drone e fotografo, che è stato al seguito della staffetta i primi giorni; durante la seconda settimana il caporal maggiore scelto Simone Mirino, dell’8º Alpini di Venzone ha proseguito le riprese dall’alto, sempre con il drone, fino alla conclusione di Trieste; il caporal maggiore scelto con qualifica speciale Fabio Baccello, del mio ufficio al Comando brigata di Udine è stato impiegato per tutto il periodo in qualità di videomaker e fotografo, nonché i tre graduati conduttori del Reparto Comando e Supporti Tattici Julia, Daniele Mingoia, Francesco Angelino e Gerardo Battista.

Dalla Lombardia al Trentino-Alto Adige, dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia, l’ampio risalto degli organi di stampa e delle televisioni locali oltre alla presenza sempre puntuale e massiccia delle penne nere delle varie Sezioni e dei Gruppi Ana, hanno dato la giusta importanza all’evento, sottolineando così l’operato di tutti gli alpini in questi primi 150 anni di storia. L’arrivo a Trieste, sabato 2 luglio, è stato veramente emozionante. Una delle piazze sul mare più affascinanti al mondo, piazza Unità d’Italia, gremita di militari in armi, alpini in congedo, autorità ai massimi livelli e tantissimi triestini; le mostre di automezzi, i gazebi informativi, un colpo d’occhio veramente emozionante che difficilmente sarà dimenticato. Potrei condividere tantissime emozioni, raccontando minuziosamente i particolari di quanto avvenuto durante i passaggi della staffetta nelle città, mi limito solo a lasciarvi alcune impressioni.

I complimenti vanno a tutti i Presidenti delle Sezioni e ai Capigruppo delle città che hanno visto passare la Staffetta: piazze, strade, monumenti e sacrari erano sempre gremiti di penne nere e cittadini. Bellissima poi la presenza dei giovani: anche se le scuole erano oramai chiuse da qualche giorno, alcuni ragazzi delle squadre sportive, hanno affiancato la nostra Staffetta. Come a Edolo, dove una decina di ragazzi della Nuova Camunia 2015, squadra di calcio, incrociata prima di arrivare in centro città, composta da esordienti del 2009 e del 2010 ha fatto ingresso in paese con gli staffettisti col cappello alpino; anche a Udine, le ragazze dell’Aurora Volley, hanno accompagnato l’ingresso della fiaccola per gli ultimi due chilometri, dalla periferia della città, fino alla centralissima Piazza Libertà.

E ancora, i bambini del centro vacanze di Torreano, nella zona di Cividale del Friuli, che hanno riservato alla Staffetta un’accoglienza calorosa e i piccoli della scuola dell’infanzia di Remanzacco, alle porte di Udine, che hanno cantato l’inno nazionale all’unisono con gli alpini. Senza dimenticare la presenza dei “baschi neri” delle due brigate: il Nizza Cavalleria 1º della Taurinsense e il Piemonte Cavalleria 2º, della Julia, da quasi dieci anni nelle Truppe Alpine che con fierezza ed altissimo senso di appartenenza si sono uniti alle penne nere in questi mille chilometri di staffetta. Riguardando le centinaia di foto scattate, la più simpatica è stata sicuramente quella del robot dei guastatori del Genio della Julia che con la picozza “pinzata” ha percorso un tratto con la staffetta, fino al Doss Trento.

Massimo Blasizza

09 Set 2022

19 settembre 1993

19 settembre 1993 – Inaugurazione dell’asilo “Sorriso” a Rossosch (Russia) sede, durante la Seconda guerra mondiale, del comando del Corpo d’Armata alpino