All posts by Matteo Martin

01 Dic 2022

Dicembre 1923

Dicembre 1923 – Gli alpini in armi partecipano alle operazioni di soccorso a seguito del disastroso crollo della diga del Gleno in Val di Scalve nel bergamasco

01 Dic 2022

Dicembre 1908

Dicembre 1908 – Gli alpini in armi partecipano nelle operazioni di soccorso alle popolazioni della Calabria e Sicilia colpite dal terremoto. È il primo impiego di alpini al fuori dei compiti istituzionali

23 Nov 2022

Al Parco Fabbri di Rimini un monumento per il 150° del Corpo

Il 2022 è stato l’anno dell’Adunata degli alpini a Rimini ed è stato anche l’anno in cui il Corpo, fondato nel 1872, ha compiuto 150 anni. Per celebrare la ricorrenza, l’Associazione Nazionale Alpini, in collaborazione con la Sezione Bolognese-Romagnola e il locale Gruppo Alpini, ha scelto di realizzare un “Monumento dedicato al 150° Anniversario di costituzione del Corpo degli Alpini” e di donarlo a Rimini, per essere posizionato al Parco Fabbri.

L’ideatore-autore, Guglielmo Dotti, “vècio” alpino che negli Anni Sessanta ha prestato servizio nel 5° Artiglieria da montagna, ha immaginato l’opera come un excursus attraverso la storia delle penne nere: su un basamento arcuato, realizzato in blocchi di calcestruzzo, con impianto di illuminazione a led integrato, si ergono dodici figure di alpini, bidimensionali, a grandezza naturale, realizzate in acciao corten dal caratteristico color ruggine, che portano le divise del Corpo dal 1872 al 2004, anno in cui fu sospesa la leva obbligatoria.

Le ultime quattro, tra cui due rappresentanti della Protezione Civile Ana, salutano la Bandiera che sarà issata su un pennone alto nove metri. Alle loro spalle uno scenario in cui compaiono anche un dromedario, perché il primo impiego in missione degli alpini fu tra le dune africane e l’amato e fedele mulo, che per tanti decenni ha accompagnato i soldati della montagna. “Ho pensato – racconta Dotti – ad un’opera che fosse più didattica che monumentale, che fosse in grado di trasmettere anche ad un bimbo che va al parco col nonno l’immagine diretta di una storia tanto gloriosa. Gli alpini raffigurati non hanno atteggiamenti marziali o eroici, ma sono ritratti come tutti noi, giovani chiamati a servire la Patria e che a quel servizio si adeguarono, con il pensiero, soprattutto nei tempi di guerra, sempre rivolto alla baita, la casa lontana, e agli amici che non ce l’avevano fatta”.

L’inaugurazione è prevista sabato 3 dicembre al Parco Fabbri, a partire dalle 10.15 con l’ammassamento degli alpini, a cui seguiranno lo schieramento delle rappresentanze, gli onori al Labaro dell’Ana, l’alzabandiera e i discorsi delle autorità. Interverranno il comandante delle Truppe Alpine dell’Esercito, gen. c. a. Ignazio Gamba, il presidente dell’Associazione nazionale alpini, ing. Sebastiano Favero e per l’Amministrazione Comunale l’assessore Francesco Bragagni.

Il giorno precedente, venerdì 2, alle 14.30 sarà aperta sotto i portici del Palazzo comunale in piazza Cavour una Mostra fotografica dedicata al 150° degli Alpini; sempre venerdì, alle 18, al cinema Fulgor in corso d’Augusto 162, andrà in scena una narrazione di Sergio Stefani sui 150 anni, corredata delle immagini del Centro Studi Ana e dalla musica della Fanfara della Sezione Ana Abruzzi.

PROGRAMMA

Venerdì 2 dicembre

– ore 14.30: apertura mostra fotografica per il 150º – Portici del palazzo comunale in Piazza Cavour

– ore 18.00: 150 anni Alpini – Incontro a teatro presso Cinema Fulgor in Corso d’Augusto 162 (narrazione di Sergio Stefani dei 150 di storia Alpina – immagini del Centro Studi – musica Fanfara sezione Abruzzi)

Sabato 3 dicembre

– ore 10.15 Parco Fabbri – ammassamento

– ore 10.30 schieramento rappresentanze

– ore 10.45 onori al Labaro

– ore 11.00 alzabandiera a seguire inaugurazione monumento e discorsi autorità, chiusura cerimonia

11 Nov 2022

Il bivacco nella roccia

Nelle celebrazioni del 150º anniversario di fondazione del Corpo degli alpini, sono annoverati anche i lavori di ristrutturazione del bivacco Buffa di Perrero, situato a quota 2.700 metri sul Monte Cristallo, nei pressi del Vecio del Forame, nel bellunese. Il bivacco è intitolato alla memoria del col. Carlo Buffa di Perrero, decorato di Medagia d’Oro e d’Argento al Valor Militare, splendida e nobilissima figura di alpino e di comandante.

Ristrutturato una prima volta nel 1972 dalle Truppe Alpine e dalla Sezione Cadore, in occasione del centenario del Corpo degli alpini, era inagibile da due anni a causa del crollo del tetto provocato dalle copiose nevicate, privando così turisti e militari in addestramento in quelle zone, dell’unico punto di appoggio e di riparo in caso di intemperie. Il bivacco oltre ad una valenza prettamente alpinistica ha anche un alto valore storico e simbolico e pertanto in occasione dell’anniversario dei 150 anni, il 6º Alpini in collaborazione con l’Ana, Gruppo di Cortina (Sezione Cadore), hanno approvato il progetto per far tornare finalmente agibile e utilizzabile il bivacco Buffa di Perrero.

Ripristinare questo manufatto storico, oltre una operazione edilizia è stata soprattutto una vera “impresa alpinistica”: il bivacco infatti è raggiungibile solamente percorrendo la ferrata Ivano Dibona, oppure con l’ausilio di un elicottero, pertanto i vari interventi avrebbero dovuto essere condotti in totale sicurezza e prevedere i disagi che qualsiasi conoscitore della montagna facilmente immagina. Il plotone alpieri del 6º Alpini nonché il personale istruttore dei corsi di alpinismo e combattimento in montagna hanno attrezzato le vie di accesso (pernottando in loco a più di 2mila metri).

A testimonianza dell’intenso periodo addestrativo il vice comandante delle Truppe Alpine e gli uomini e le donne del 6º reggimento, alla guida del loro comandante col. Italo Spini, lo scorso 14 ottobre hanno effettuato un addestramento in quota a conferma che il bivacco può essere un importante riferimento per coloro che amano la montagna.

Mario Bisica

11 Nov 2022

Tra storia e attualità

“Gli alpini dal passato al futuro”. Titolo che era anche il logico compendio del ciclo “Alpini 1872-2022, le Truppe da montagna custodi della memoria, esempio di solidarietà”: ciclo basato su sei incontri che, iniziati in gennaio a Torino, si sono conclusi il 30 settembre a Teramo, nell’ambito delle iniziative per il 150º anniversario di costituzione del Corpo degli alpini.

Una collaborazione tra il Centro Studi dell’Ana, le Truppe alpine e il Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari, che ha tracciato un ritratto storico, sociale e letterario a tutto tondo degli alpini, il Corpo più conosciuto e amato del nostro Esercito. Coordinate da Mauro Azzi del Centro Studi Ana (in itinere diventato anche Segretario generale dell’Ana), le conferenze hanno affrontato a Torino “Diventare alpini nell’Esercito Italiano: linee evolutive”; a Trento “Alpini 1872/2022: le Truppe da montagna custodi della memoria, esempio di solidarietà”; a Brescia “Alpini e montagna: storia, letteratura e miti”; a Vicenza “Gli alpini e le operazioni d’oltremare” e a Udine “Gli alpini in soccorso alla popolazione.

Coraggio, solidarietà e protezione civile”. Sempre introdotti dal Presidente Sebastiano Favero e dal comandante delle Truppe Alpine, gen. C.A. Ignazio Gamba, ai tavoli dei relatori si sono alternati esponenti del mondo universitario (sotto l’egida del prof. Nicola Labanca, direttore del citato Centro interuniversitario), giornalistico e militare. A Teramo, in una affollata sala Ipogea della centralissima piazza Garibaldi, sono intervenuti, moderati come di consueto da Azzi, il giornalista Gianni Oliva, il gen. Fulvio Poli e la prof. Fatima Farina.

“Alpini perché?” il tema sviluppato da Oliva, il quale ha ricordato che tra il 1861 e il 1915 l’Esercito ebbe una importantissima funzione socio-culturale, favorendo con la leva l’interscambio tra quanti venivano da regioni diverse, in cui, in tempi dialettali, non si parlava lo stesso linguaggio; così, quando il soldato tornava a casa diveniva narratore di usi e costumi che aveva visto magari a mille chilometri da casa. Ma l’esigenza di difendere le montagne utilizzando gente delle vallate modificò tale procedura e gli alpini furono subito popolari perché le loro caserme erano tra la loro gente e in quelle zone non c’era neppure necessità di impiegare l’Esercito in ordine pubblico; provenendo tutti dalle medesime zone, gli alpini diedero vita così a reparti di estrema compattezza e questo risaltò con grande evidenza nella drammatica campagna di Russia.

Il radicamento sul territorio, finita la leva, è diventato appannaggio dell’Ana, ad ennesima riprova della storica compattezza del Corpo. Il gen. Fulvio Poli (a cui era affidato il tema “Dal passato al presente. Le truppe alpine e le sfide per il futuro”) ha sottolineato che, nonostante i progressi della tecnologia, l’uomo rimane al centro dello strumento militare e ha citato come esempio la Brigata d’assalto da montagna ucraina, formata solo nel 2015, in cui l’unico (su tre) battaglione composto da montanari si è rivelato il più efficace al fronte e, impiegato in pianura, a Mariupol come a Kherson, ha dato prova di grande valore, pur registrando gravi perdite.

«La conoscenza della dimensione umana – ha sottolineato l’alto ufficiale – ci aiuta a prepararci e ad essere pronti». La prof. Farina, parlando della “Solidarietà militare interna ed esterna in prospettiva di genere”, ha preso le mosse dal 1990 quando le donne nelle forze armate americane iniziarono a rivendicare “il diritto alla prima linea” per non rimanere ai margini dello strumento militare. Superate le criticità dell’inizio, oggi le donne sono presenti in tutte le forze armate (nell’Esercito sono il 12%), anche se, ha affermato la relatrice, le differenze nelle gerarchie di genere non sono ancora state superate: «L’operatività – ha sottolineato – è un acceleratore dell’inclusione, ma all’esterno c’è ancora una osservazione delle donne in certi ruoli come caso raro».

Sul ruolo dell’Ana è tornato poi Oliva, ricordando che l’organizzazione locale, capillare e “di buon senso” dell’Associazione, oltre a non essere troppo gradita al fascismo, risultò assai utile quando ci fu da ricostruire il Paese, tanto che ai vertici dell’Ana stessa arrivarono anche influenti uomini politici come Soleri e Bonomi. «Senza un’autorità – ha evidenziato il relatore – una società non ha ragione di esistere: ecco perché è sbagliato che oggi la società non offra una fase di formazione ai giovani, in cui si imparino le regole, la convivenza, la protezione civile e persino l’aiuto ai nostri vecchi».

Il gen. Poli, dal canto suo, ha posto una questione di fondo: la difesa di un Paese è un investimento, bisogna decidere che cosa vogliamo fare e di conseguenza che cosa ci serve. «Di sicuro – ha notato – l’Ucraina ha dimostrato che i soli professionisti non bastano e che è stato necessario ricorrere alla mobilitazione generale. Gli alpini hanno nella verticalità la loro eccellenza, ma abbiamo visto che sul fronte ucraino è in atto un urbicidio, ovvero la distruzione delle città: a questo bisogna pensare e bisogna prepararsi, ma prima».

In chiusura, la prof. Farina ha ricordato che il Pnrr prevede un ampliamento del Servizio civile: «Un passaggio chiave – ha sottolineato – da cittadino soldato a cittadino attivo. I giovani oggi seguono a scuola iter sempre più valutativi e competitivi, ma è importante dare peso alle aspirazioni valoriali, non solo a quelle occupazionali. Siamo probabilmente di fronte ad un salto culturale – ha concluso – rivelato anche dalla proposizione ai giovani di reality come ‘La caserma’, che per la mia generazione sarebbe stato improponibile».

ma. cor.

11 Nov 2022

Tra le vette

Le esercitazioni militari hanno sempre un nome dalle connotazioni iconiche, che mira a caratterizzarne intendimenti e scopi. Non ha fatto eccezione la Alpine Star che tra settembre e ottobre ha impegnato 1.700 uomini e donne delle Truppe Alpine, per verificarne capacità e prontezza nelle operazioni di combattimento in montagna (che, in ossequio al linguaggio Nato, oggi si chiamano di “mountain warfare”). Un’esercitazione complessa, che al suo interno racchiudeva altre esercitazioni, come la Vertigo 2022, l’Extreme challenge e l’Extreme patrol (con la supervisione del Centro Addestramento Alpino), oltre alla Summer resolve (affidata alla Brigata Taurinense, sempre imperniata su attività offensive e difensive in ambiente montano).

Alla giornata conclusiva della Vertigo 2022, svoltasi sulle alture del comprensorio di Merano 2000, a quote tra i 2.100 e i 2.500 metri ha presenziato anche il Capo di Stato maggiore dell’Esercito, gen. C. A. Pietro Serino, assieme al comandante delle Truppe Alpine, gen. C. A. Ignazio Gamba e al Presidente Sebastiano Favero, oltre, naturalmente, ad una schiera di alti ufficiali, anche di Aeronautica e Marina Militare e a rappresentanti dell’industria della difesa. Protagonisti dell’evento (che nelle varie fasi si è protratto per due settimane) sono stati gli alpini della brigata Julia, appartenenti all’8º reggimento di Venzone, con elicotteri AB-205 e CH-47F dell’Aviazione dell’Esercito (del 1º reggimento Antares e del 4º Altair di Bolzano) e gli specialisti delle brigate Trasmissioni ed Informazioni Tattiche.

Nell’esercitazione sono intervenuti anche due cacciabombardieri Tornado IDS del 6º Stormo di Ghedi (Brescia), elicotteri dell’Us Army e una squadra della 173ª Brigata aerotrasportata americana. L’ambiente in cui si è svolta l’esercitazione era caratterizzato da forti pendenze e da un terreno decisamente impervio, costellato da migliaia di rocce. Gli osservatori hanno assistito in quota alle quattro fasi principali dell’esercitazione: una prima fase, detta “Find”, prevedeva la ricerca delle postazioni nemiche sfruttando nuclei di tiratori scelti e droni di ultima generazione, a lungo raggio e stealth; la fase “Fix” ha simulato un attacco diversivo per indurre l’avversario a spostare la propria azione in una zona tenuta da forze amiche; la fase “Strike” è consistita in uno spettacolare quanto difficile attacco in verticale, con gli alpini che si calavano dall’alto della cresta con tecnica di discesa “frontale” – col supporto dell’artiglieria – per neutralizzare l’avversario grazie a una manovra d’avvolgimento; quindi la quarta fase, col forzamento di un ostacolo passivo da parte del genio e lo sgombero di feriti effettuato dal Mobile Medical Team mediante elicotteri.

Gli alpini hanno dimostrato come sempre capacità eccezionali in un contesto decisamente impegnativo, capacità ancor più rimarchevoli se si pensa che, nei giorni precedenti, il forte vento (che ha creato non pochi problemi agli elicotteri) ha impedito l’effettuazione di prove. Non sono stati da meno gli equipaggi dell’ala rotante che hanno operato con grande precisione in spazi alquanto ostici e ristretti.

L’esercitazione è stata anche occasione per sperimentare l’impiego di nuovi sistemi di radiolocalizzazione e droni, sia per la ricognizione sia per il trasporto di materiali in quota, grazie alla collaborazione con l’industria della difesa italiana, fornendo così maggiori capacità di comando e controllo alle unità sul terreno. Il generale Serino, al termine, ha commentato: «Le guerre ormai si combattono nelle cinque dimensioni operative e saper manovrare nel multi dominio farà la differenza». Ma, al tempo stesso, ha ricordato che «i conflitti, come dimostrano anche quelli in atto, si decidono sempre nella fase terrestre e che quindi l’Esercito è di importanza vitale per la difesa».

Il Capo di Sme ha aggiunto, rivolto agli alpini che «vedervi operare è sempre una cosa straordinaria perché dimostrate capacità fuori dal comune che rendono le Truppe Alpine una componente eccezionale dell’Esercito. Fare il soldato è un mestiere duro, farlo in quota lo è di più».

ma. cor.

 

Artico, teatro di nuove sfide

Il clima influisce anche sugli scenari strategici. I ghiacci dell’Artico, infatti, vanno rapidamente riducendosi: si prevede che nel 2040 quei mari saranno navigabili per gran parte dell’anno, aprendo a nuove prospettive economiche grazie a grandi riserve di idrocarburi, gas, terre rare e nuove possibilità di pesca in un pianeta sempre più affamato. La competizione nell’area è già partita (la Russia, ad esempio, ha aumentato il numero di basi militari e aeroporti lungo il suo immenso confine): su quel mare si affacciano soprattutto Paesi Occidentali, come Usa, Canada, Norvegia, Danimarca, Svezia e Finlandia, ma la sfida sarà globale, con la Cina che si è già dichiarata “paese vicino all’Artico”.

L’Italia, Paese Mediterraneo, è coinvolta in ambito Nato e trattandosi di climi freddi il pensiero corre subito agli alpini (che già negli anni Settanta si esercitavano in Norvegia e che ora partecipano ad esercitazioni come la Cold Response nel Nord Europa). Perciò proprio a Bolzano, a Castel Mareccio, si è tenuto, presente il Capo di Sme gen. Pietro Serino, il convegno “Artico: il nuovo grande gioco mondiale”, organizzato da Esercito, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale e Istituto Affari Internazionali.

Un pomeriggio di lavori affidato ad esperti civili e militari, tra i quali Marzio Mian, fondatore di The Artic Times Project e il gen. Claudio Graziano, oggi presidente Fincantieri. Quindi si sono alternati rappresentanti di Cnr, Ministero Affari Esteri, Ispi, Università di Bari, Eni, Confitarma, Iveco Defence Vehicles, oltre all’amm. Gianfranco Annunziata, di Smd e al gen. Enrico Barduani, Ufficio Politica Militare della Difesa. Un contributo video è giunto dall’on. Giorgio Mulè, sottosegretario alla Difesa. Una sfida inevitabile, che richiederà in primo luogo capacità di controllo e gestione e che ci dovrà trovare pronti ad operare per mantenere l’equilibrio a livello mondiale.

11 Nov 2022

La storia parte da Napoli

Un grande abbraccio. È quello che Napoli ha riservato ai tanti alpini, in armi e in congedo, che hanno affollato per un fine settimana le pittoresche vie, le grandi piazze e l’assolato lungomare per celebrare degnamente il 150º anniversario di fondazione del Corpo. I napoletani hanno accolto a braccia aperte le penne nere con un misto di affetto e stupore, comprensibile in una città di mare che si è (in larga parte) scoperta “genitrice”, seppur per coincidenza storica, dei più famosi soldati della montagna. Ma la gente di mare, lo ha ricordato anche il comandante delle Truppe Alpine, gen. C.A. Ignazio Gamba, conosce bene che cosa significhi operare in ambienti difficili e non ha faticato a trovare il connubio con questi soldati che sulle creste e sulle nevi devono sapersi muovere sempre in coordinata sinergia, come l’equipaggio di una nave, pena il fallimento.

La due giorni partenopea è stata caratterizzata da un programma concentrato in pochi luoghi e poco tempo, ma talmente denso da aver richiesto un lungo e meticoloso lavoro di preparazione ad opera del Comando Truppe Alpine in stretta cooperazione con l’apposita Commissione creata in seno all’Ana: anche perché Napoli non è certo un capoluogo semplice da affrontare, specie in un periodo di grandi afflussi turistici come è ottobre. Tutto però si è svolto senza sbavature e ha offerto sabato 15 ottobre, data esatta della firma del Regio Decreto che nel 1872 sanciva la nascita delle prime 15 compagnie alpine, un vero e proprio “spettacolo” di cerimonia, col finale trionfale sancito dal sempre emozionante sorvolo della pattuglia acrobatica nazionale, le “nostre” Frecce Tricolori.

Le celebrazioni sono in realtà iniziate già il venerdì, prima con una visita del gen. Gamba e del Presidente Favero alla Scuola militare Nunziatella, da cui provengono praticamente tutti i vertici delle nostre Forze Armate; poi con l’inaugurazione della mostra storica, dedicata alle Truppe Alpine dell’Esercito e all’Ana, allestita nel cortile di Palazzo Reale: mostra che ha registrato un notevole successo, grazie al grande afflusso di visitatori alla prestigiosa reggia partenopea. Successo che non è certo mancato anche alla Cittadella degli alpini, inaugurata venerdì pomeriggio, allestita dall’Esercito sul Lungomare Caracciolo, frequentatissimo dalle famiglie napoletane, che hanno dimostrato di gradire particolarmente il contatto diretto con mezzi e dotazioni delle Truppe Alpine e la possibilità di cimentarsi in tutta sicurezza, ad esempio, con una piccola palestra di roccia. E sempre venerdì le fanfare alpine (quella della brigata Julia, della brigata Taurinense e dei congedati della Tridentina) hanno proposto i loro coreografici caroselli in varie piazze della città, per poi riunirsi, assieme alla fanfara dei bersaglieri Garibaldi in piazza Plebiscito, ed eseguire, applauditissimi dalla folla, brani come “‘O surdato ‘nnammurato”, l’Inno degli alpini e quello di Mameli.

La giornata è stata conclusa dalla celebrazione della Messa nella Regia basilica di San Francesco di Paola, che domina la piazza, presieduta dall’arcivescovo Ordinario militare, mons. Santo Marcianò. Una celebrazione solenne, con l’intervento del comandante del Covi, gen. C.A. Francesco Paolo Figliuolo, decano degli alpini in servizio, del comandante delle Truppe Alpine, gen. C.A. Ignazio Gamba e del gen. C.A. Giuseppe Nicola Tota, comandante delle Forze Operative Sud; nel tempio anche il Labaro dell’Ana, scortato dal Presidente nazionale Sebastiano Favero e dal Cdn pressoché al completo. «Gli alpini sono uomini che sanno guardare al bene – ha sottolineato nell’omelia mons. Marcianò – e questo bene lo costruiscono, anche rischiando; sono persone presenti, ci sono sempre e pongono al centro la persona umana. È, questo dei 150 anni, un tempo in cui bisogna ringraziare, consapevoli di quello che si è e contemporaneamente saper guardare avanti con speranza. Perché, questo sono gli alpini, un segno di speranza ».

Sabato, piazza del Plebiscito, il gigantesco anfiteatro davanti a Palazzo Reale, è stata la scenografia della cerimonia ufficiale del 150º, caratterizzata dalla presenza del Capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone e del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, gen. C.A. Pietro Serino, assieme ai generali alpini Figliuolo e Gamba; e solennizzata dall’eccezionale schieramento di ben ventuno Bandiere di Guerra e di istituto dei reparti alpini e che agli alpini fanno riferimento, a cui si sono aggiunti il gonfalone della città di Napoli, Movm e il Labaro dell’Ana, accompagnato dai vessilli di praticamente tutte le nostre Sezioni e da centinaia di gagliardetti.

Davanti ad un reggimento di formazione delle Truppe Alpine, affiancato dalle fanfare Taurinense e Julia e da uomini della Protezione Civile e della Sanità alpina, è stata poi la volta delle orazioni ufficiali. Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha espresso a nome della città tutto l’orgoglio e l’onore di aver potuto celebrare questa straordinaria occasione. Il Presidente Favero ha ricordato l’importanza del fare memoria, perché un popolo senza memoria non ha futuro, e ha chiesto di porre, soprattutto da parte governativa, una grande attenzione ai giovani, che del futuro sono protagonisti, ma che in questa società sempre più virtuale rischiano di smarrirsi.

Il comandante delle Truppe Alpine, gen. Gamba, ha definito tutt’altro che anomalo il connubio tra la gente di mare e le penne nere e ha sottolineato il grande impegno profuso quest’anno sia per celebrare degnamente la ricorrenza, sia per dare vita ad eventi addestrativi di grande spessore. Il gen. C.A. Serino ha dal canto suo evidenziato l’importanza e la peculiarità della specialità alpina, ricordando quanto questa renda ancora più impegnativa la missione del militare e definendo le Truppe Alpine, una risorsa preziosa dell’Esercito.

L’amm. Cavo Dragone, “confessando” di avere un padre e un figlio ufficiali alpini, ha infine ringraziato le penne nere per quanto rappresentano sia per le Forze Armate sia per la società. Il finale degli interventi è coinciso, come detto, coi passaggi delle Frecce Tricolori, che hanno disegnato con i fumogeni archi tricolori nel cielo di Napoli, divenuta felicemente per un giorno “capitale degli alpini”. Marco Scaperrota, presidente della Sezione Ana di Napoli, Campania, Calabria era alla fine giustamente raggiante: “Napoli ha veramente abbracciato gli alpini, che qui sono venuti davvero in tanti. Abbiamo respirato quasi l’aria di un’Adunata”.

Massimo Cortesi